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Chiesa parrocchiale di San Leonardo

La Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Leonardo, venne rifabbricata, a tre campate, intorno al 1550. Di un completo restauro si hanno notizie solo intorno al 1812, anche se non si è a conoscenza se già a questa data, il progetto sia da attribuire a Giuseppe Bovara, che solamente il 24 gennaio 1815 fu liquidato in 155 lire milanesi "a saldo di sue prestazioni e disegni della fabbrica di questa Chiesa".

Seguendo il perimetro trapezoidale della navata e la secentesca divisione in tre campate, il Bovara si era limitato a scandirle con paraste ioniche levigate a polvere di marmo variegato. Egli prolungò molto probabilmente il presbiterio con la bella volta a rosoni e pensò anche ad un altare a rotonda che avrebbe sostituito quello marmoreo del 1753.

La facciata fu realizzata con la conservazione in luogo del portale tipico della controriforma datato 1607 e contrastante con la chiarezza delle pareti e delle mezzecolonne. Alla parte centrale, coronata dal fregio e dal timpano decorato da mensolette, si accostano due alette a finte bugne d'intonaco.

Le portine immettono in anditi, ora parzialmente confluenti nella Chiesa il cui corpo è ancora più sbilanciato. Il Bovara aveva creato invece brevi sfondi di cappelle sul lato destro, in corrispondenza di quelle già esistenti nella parte settentrionale ( è probabilmente suo anche l'intervento di sistemazione della vecchia cappella della Madonna della Cintura).

Sempre il Bovara, nel 1817, disegnò la cantoria per l'organo (ancora esistente), costruito dai Serassi di Bergamo e restaurato poi dai Tonoli.

All'interno della Chiesa è di notevole rilievo il Battistero con prezioso ciborio intagliato, risalente agli anni 1660-1670, e la Cappella detta "della Cintura", con volte a botte e rosoni, un importante altare ligneo con statue dorate e dipinti dei Santi Agostino e Monica, opere ottocentesche del lecchese Giacomo Mattarelli jr., e due quadri di Cherubino Cornienti, donati da Giorgio Agudio nel 1856.

Chiesa di San Carlo in località Porto

E' il più integro esempio di architettura del tardo seicento eretto dai marchesi Recalcati in adiacenza al loro palazzo al Porto Superiore. La Chiesa è a pianta centrale quadrata ad angoli smussati e cupoletta con sobri stucchi a moduli classici. Splendida è la pala raffigurante S. Carlo con la Vergine e gli angeli. Da rilevare anche l'importanza dei sepolcri neoclassici dei Testori.

Chiesa di S. Antonio Abate (Piazzetta S. Antonio)

Fu eretta nella prima metà del Quattrocento dalla famiglia Maggi e rimase di loro giurispatronato. Nel 1746 si rese necessario un restauro radicale che mantenne, almeno all'esterno dei fianchi, la vecchia struttura. Particolarissima la facciata dalla verticalità rococò.

All'interno si trovano la volta del presbiterio affrescata e la pala della "Vergine tra Sant'Antonio Abate e Sant'Antonio da Padova". Su una parete il "San Lorenzo" di un tal Bertucius del 1606.

Chiesa di San Grato (Via Gaggio)

Progettata dall'Arch. Bruno Bianchi, la Chiesa di S. Grato, situata in Via Gaggio, venne costruita nel 1961. 

Cappella della Crocetta (Via Agudio)

Situata ai piedi della salita che porta alla Chiesa Parrocchiale, la Cappella della Crocetta pare sia sorta nel XVI sec. come mausoleo di Accorsino da Lodi. Nel suo interno ripropone una rielaborazione avanzata del tipico linguaggio architettonico lombardo.

Cappella dei morti di peste (Viale Italia n. 16)

E' situata nel muro di cinta della casa di Viale Italia al civico n. 16. Eretta nel 1796 con l'immagine delle anime del Purgatorio, si pensò fosse stata vista dal Manzoni e quindi ricordata ne "I Promessi Sposi". E' stata restaurata con una nuova pittura e con alcune modifiche al cappello ora di tipo seicentesco.

Cappelletta della Madonna dei colli (Via Pian Sciresa)

Realizzata nel 1994 è stata inaugurata ufficialmente il 12 maggio dello stesso anno. Sorge in Via Pian Sciresa e alla sua costruzione hanno contribuito i residenti della zona. All'interno della Cappelletta domina l'immagine della Madonna realizzata dal pittore lecchese Paolo Dell'Oro.

Palazzo Agudio (Via Agudio sede del Municipio)

Dalle belle e sobrie forme classiche il palazzo appartenne ad un ramo nobile degli Agudio.

Probabile rifusione di edifici più antichi avvenuta nel periodo 1816/1820 per opera dell'Arch. Giuseppe Bovara. Sulla facciata del palazzo una lapide ricorda che qui ebbe i natali l'Ing. Tommaso Agudio (1827-1890) ed un'altra lapide il soggiorno di Giuseppe Parini.

E' stato ristrutturato internamente nel 1985-1987 su progetto dell'Arch. Franco Stefanoni, mentre nel 1994 si sono conclusi i lavori di restauro esterno delle facciate. Nel giugno 2000 sono stati completati i lavori di restauro dei soffitti decorati da parte di Giacomo Luzzana.

Palazzo Agudio (ora Consonni - Piazza Garibaldi n. 32)

Ampliato nel 1764-1765 dal canonico Giuseppe Candido Agudio, accademico dei Trasformati, prima era un palazzotto dove venivano ospitati gli accademici e dove nacque l'idillio tra Luigi Giusti e la poetessa Francesca Manzoni (1741). Qui, secondo il Reina, Giuseppe Parini scrisse gran parte del Mattino e qui si ritirò nel 1776 con l'Agudio.

Casa Agudio (Via Agudio n. 15)

La casa ha un porticato di cinque archi retto da robuste colonne. Verso ovest esiste una loggia e nel muro del portico è inserito un camino scolpito in molera. La costruzione presenta marcati caratteri del primo Seicento. Nel secolo Settecento divenne proprietà di alcuni Agudio, che verso la fine dello stesso secolo aggiunsero due archi alla loggia sopra l'accesso e sistemarono l'intero fabbricato.

Casa Agudio (Via Volta n. 6)

Il palazzotto è adiacente all'altro Palazzo Agudio (ora Consonni), situato in Piazza Garibaldi, ed appartenne alla Famiglia Agudio. La parte centrale reca due piani di loggia otturata ed un simpatico portale.

Casa Maggi (Piazza S. Antonio n. 14)

(Secolo XV-XVI). Nel settecento era proprietà della Famiglia Agudio, ma prima dei Maggi. Il palazzo si presenta oggi alquanto degradato. Rimangono però importanti elementi indicativi della passata dignità quali gli eleganti loggiati che si aprono in facciata.

Palazzo Recalcati (Via Roma)

Il grandioso edificio che sorge in località "Porto", fra il Ponte Azzone Visconti ed il Ponte Kennedy, appartenne probabilmente nel secolo XVI, ai Bonanomi. Nella seconda metà del Settecento passò alla Famiglia Recalcati e da questi, nel corso dell'Ottocento, ai Testori.

Palazzetto Reina (Via Parini n. 5)

L'edificio è dei primi decenni del Settecento ed ha un androne con un piccolo cortile interno. Dopo il 1760 venne però sopralzato, fu rifatto il portale, si risistemò la facciata ed il fabbricato laterale sulla destra. Alla fine del Settecento il palazzo appartenne a Francesco Reina, ricco commerciante, biografo ed editore del Parini.

Filanda Bovara Reina (Via Parini n. 27)

La filanda, nata dalla trasformazione della settecentesca residenza della Famiglia Bovara, venne venduta alla Famiglia Reina intorno all'anno 1792.

Un'importante prima ristrutturazione venne effettuata nel terzo decennio dell'Ottocento, ma l'aspetto esterno venne in parte modificato dalle successive trasformazioni avvenute a metà del 1800 e nei primi decenni del 1900.

Cessata l'attività l'edificio venne abbandonato. La più recente ristrutturazione risale al triennio 1983/1986 su progetto dell'Arch. Franco Stefanoni. Ora all'interno dell'edificio trovano occupazione appartamenti, uffici, una sede bancaria e una sala esposizioni dell'Associazione "La Quadreria".

Oratorio S. Giuseppe

Situato sulla sinistra della Chiesa Parrocchiale di San Leonardo, fu eretto nel 1708 dai confratelli della Cintura. Da segnalare la pala con Maria e S. Giuseppe che danno ad Agostino il cingolo sacro.